domenica, 24 settembre 2017

KENYA

Il “mal d’Africa” esiste veramente. Ha colpito anche noi e si è manifestato appena abbiamo lasciato il Kenya. È un profondo senso di nostalgia, un sentimento impressionante come un lieve dolore, che di continuo ti porta a pensare e a rivivere i giorni trascorsi, con un gran desiderio di ritornare.

Quel senso di libertà e di spazio aperto che si respira nelle pianure sconfinate, i ritmi lenti e primordiali che appartengono al passato, il fascino delle distese polverose e selvagge della savana, lo splendore dei paesaggi infiniti ed ancestrali, come infinite sono le spiagge di sabbia bianca, contornate di palme e protette da arcipelaghi e barriere coralline. Ambienti sempre diversi che si alternano e si susseguono: montagne, aperte pianure, deserti pietrosi, colline fertili, valli rivestite di foreste. Questa è l’Africa, l’Africa che soffre, l’Africa che cresce a dismisura, l’Africa delle grandi siccità e dei disumani stermini, dalla bellezza drammatica, dall’immensa varietà e dalla tremenda fragilità. Qui, dove è nata la nostra umanità, si concentra la più grande biodiversità ma anche la maggiore varietà culturale ed etnica dell’intero Pianeta. Sono 52 gli Stati africani e1.300 le lingue che vi si parlano e almeno altrettanti i credi, ognuno con i propri riti e le proprie tradizioni.

tsavoestL’Africa è la materia prima dell’umanità, una riserva infinita sia biologica, sia culturale. Qui, dove ruggisce il leone, batte il cuore selvaggio del Pianeta, qui dove vivono e si perdono culture di cui conosciamo soltanto il nome, vivono popoli che sanno ancora dominare il deserto, cacciare senza sterminio, vivere senza tecnologia e parlare senza Internet.

Attraversato dalla Rift Valley, un interminabile canalone lungo 5.600 km e largo fino a 55 km che taglia l’intero continente africano dall’Eritrea al Mozambico, vive un mosaico di popoli in bilico tra le attività tradizionali e le sollecitazioni della modernità.

Imbuto di fiumi, corridoio di civiltà, la Rift Valley ha indicato ad uno dei popoli più celebri dell’Africa, I Masai, la via per migrare dai loro territori d’origine nel Sudan, fino al Kenya e alla Tanzania. Hanno disceso la Rift Valley più di mille anni fa per giungere nella terra dei grandi Parchi: il Masai Mara, l’Amboseli, il Serengeti, il Tsavo. Qui si sono scontrati gli equilibri fra le tradizioni antiche delle popolazioni, le regole dei conservazionisti e il potere dilagante del turismo di massa.

Il nostro viaggio in Kenya è una piccola storia di emozioni, di scoperta, di piacere, di avventura; tra i volti diversi delle genti africane, occhi profondi, sperduti, struggenti, bambini bellissimi, vestiti di mille colori; nelle sconfinate distese della savana per incontrare i “magnifici tre”: il leone, il bufalo e l’elefante; tra i suoni, i profumi e la dolce sensazione di un qualcosa di magico, indefinito, l’ultimo paradiso unico, eccezionale che si mostra sempre come nuovo, con tutti i suoi misteri e le sue tradizioni, confondendo spesso leggenda e realtà.

Una piccola storia africana, una storia di natura, di mare e di spiagge bianche come la neve, di gazzelle, di giraffe, di avvoltoi, di foreste tropicali che lasciano il passo alle eriche e alle forme bizzarre della vegetazione.